Biblioteca Statale annessa al Monumento Nazionale di Montevergine

La Biblioteca di Montevergine è una delle undici biblioteche cosiddette pubbliche statali annesse ai Monumenti nazionali. È ospitata all’interno del Palazzo abbaziale di Loreto, ma ha un proprio ingresso sulla via Domenico Antonio Vaccaro; sorta unicamente come strumento di sussidio e supporto all’attività di studio e di ricerca dei monaci, la Biblioteca è divenuta progressivamente un istituto statale, attualmente dipendente dal Ministero per i beni e le attività culturali. Le sue origini rimandano inevitabilmente al fondatore della Congregazione, San Guglielmo da Vercelli, il quale dopo aver dato avvio alla vita della nuova famiglia monastica sulla sommità del monte, ne ridiscese per recarsi a Bari, dove, aderendo ad una richiesta di culto divino più diffuso da parte dei suoi confratelli, acquistò paramenti sacri ma soprattutto manoscritti greci e latini. L’attività di copia di questi manoscritti che anche a Montevergine si intraprese diede il via alla vita illustre e prestigiosa di quello che sarà lo Scriptorium verginiano – e quindi la Biblioteca -, il cui primo nucleo era costituito da una raccolta di settemila pergamene e più di centomila documenti sciolti; l’evoluzione delle scienze archivistiche e biblioteconomiche si è indirizzata già da tempo verso una necessaria settorializzazione, legata non solo ad esigenze di unità di tempo, per cui si sono creati distinti luoghi per la conservazione, la custodia e la consultazione del materiale archivistico e librario: normalmente archivi e biblioteche, pur condividendo numerosi parametri comuni, sono luoghi fisici separati con caratteristiche molto diverse. La Biblioteca di Montevergine, invece, confermando la sua natura di istituto culturale con caratteristiche che la rendono se non proprio unica comunque speciale, ha al suo interno una sezione di archivio in cui sono custoditi i documenti della Congregazione di Montevergine che, com’è facile immaginare, costituiscono una testimonianza innanzitutto della presenza dei monaci benedettini fortemente radicata nel territorio di Montevergine e di tutta l’Irpinia dall’Alto Medioevo in poi, ma anche, più in generale, rappresentano uno spaccato attendibile ed inevitabile per qualsiasi studio sull’argomento che abbia come obiettivo una ricostruzione storica rigorosa e fedele della vita religiosa e civile dell’Irpinia e delle zone limitrofe. L’Archivio di Montevergine costituisce un tutt’uno con la Biblioteca, nella cui sala di lettura è possibile consultare agevolmente gli inventari delle pergamene e dei documenti, cui si dedicò padre Giovanni Mongelli e tuttora si dedica padre Placido Tropeano, attuale direttore della Biblioteca, insieme con i suoi collaboratori. La conclusione dei lavori di costruzione del nuovo Palazzo abbaziale di Loreto fu l’occasione per trasferirvi da Montevergine la ricca collezione di pergamene e documenti, che così poterono essere conservati in maniera più idonea. La Biblioteca non era ancora a quel tempo l’ufficio pubblico che è ora, ma si avviava ad esserlo, soprattutto -dopo le già citate leggi di soppressione delle corporazioni religiose, e dopo il 1868, anno in cui Montevergine fu dichiarato Monumento nazionale- quando nel 1907 veniva emanato il primo Regolamento per le biblioteche pubbliche governative, che sanciva in via definitiva l’appartenenza allo Stato delle Biblioteche annesse ai Monumenti nazionali. Queste biblioteche dipendevano allora dal Ministero della pubblica istruzione; quando poi, nel 1975, per iniziativa del senatore Giovanni Spadolini, fu istituito il nuovo Ministero per i beni culturali e ambientali, il nuovo ufficio centrale dello Stato acquisì la competenza sulle biblioteche e sugli archivi di Stato. Infine, una più recente edizione del Regolamento delle biblioteche statali è stato approvato con il D.P.R. del 5 luglio 1995, n. 417, in cui sono elencate, dopo le biblioteche nazionali centrali (Roma e Firenze) e le nazionali (che hanno sede in genere nei capoluoghi di regione), le undici Biblioteche pubbliche statali annesse ai Monumenti nazionali: insieme con Montevergine, Cava dei Tirreni, Girolamini di Napoli, Casamari, Monte Cassino e Trisulti in provincia di Frosinone, Grottaferrata e Subiaco in provincia di Roma, Farfa in provincia di Rieti, Santa Giustina di Padova e Praglia, in provincia di Padova. Diciamo subito senza falsa modestia che, tra le undici Biblioteche dei Monumenti nazionali, Montevergine è sicuramente tra le più attive. Il forte impulso dato dal direttore padre Placido Tropeano, impulso che non è dissimile da quello che fu di San Guglielmo verso i suoi confratelli qualche secolo prima, si è trasmesso agli archivisti, ai bibliotecari e a tutti gli impiegati che si sono avvicendati nel servizio della Biblioteca, ed è particolarmente negli ultimi anni che il gruppo omogeneo e ben affiatato di dipendenti si è nutrito della stessa inesauribile energia che il direttore padre Tropeano spende quotidianamente da oltre mezzo secolo in favore della “sua” biblioteca. A questo riguardo, contravvenendo ad un principio teso a rendere scorrevole questa scheda e che perciò ci aveva fino ad ora consigliato di non riportare citazioni, crediamo veramente illuminante trascrivere qualche riga soltanto tratta dalla Prefazione di padre Tropeano al suo volume Civiltà del Partenio (Napoli, Berisio, 1970). Scrive Tropeano: «Il mio primo incontro con la biblioteca di Montevergine risale la 1937 quando giovane studente ginnasiale, eludendo la rigida sorveglianza del prefetto di disciplina riuscii a mettere piede in quell’unica stanza del monastero, che tutti chiamavano biblioteca ed il cui accesso era rigorosamente vietato». Attualmente, la Biblioteca di Montevergine è un ufficio moderno, che ha saputo trovare il giusto compromesso tra un non più rinviabile utilizzo della tecnologia informatica e l’obbligo della tutela più diligente di documenti di archivio, preziosi codici e libri moderni. Descrivere i fondi della biblioteca e dare soltanto un’idea dei documenti dell’archivio annesso risulta veramente impresa ardua nello spazio ristretto che si ha a disposizione; d’altra parte non menzionare neanche qualche volume particolare sarebbe un vero peccato, né si può pensare di limitarsi ad uno sterile ed inespressivo elenco. Ma come non citare il manoscritto che narra della vita di San Guglielmo, la Legenda de vita et obitu Sancti Guilielmi, un prezioso codice latino del secolo XIII in scrittura beneventana su due colonne: è la legenda, cioè il ristretto della vita di San Guglielmo, scritto da più autori, tutti sicuramente discepoli dal santo, del quale hanno fatto a gara a narrare le gesta e a celebrarne i prodigiosi miracoli; oppure un Breviarum ordinis cisterciensium, un manoscritto latino del secolo XIV in scrittura gotica riguardante un lezionario monastico cistercense, o lo Psalterium Davidis, un manoscritto latino del secolo XV in scrittura umanistica. Tra i manoscritti figurati vanno senz’altro citati dei documenti tipici del secolo XVIII, le “platee” – di cui s’è già detto parlando del Palazzo abbaziale, cioè delle descrizioni ragionate di beni, edifici, pertinenze territoriali, che si presentano come delle vere e proprie opere d’arte in quanto si tratta di tavole acquerellate. Ancora tra i fondi antichi, come non ricordare la vasta raccolta di studi e ricerche di storici verginiani, i quali hanno trattato delle questioni più disparate, ad iniziare dalla vita di San Guglielmo per finire alla ancora dibattuta diatriba su chi sia stato il vero autore del quadro della Madonna di Montevergine. In biblioteca si custodiscono inoltre poco meno di duemila “cinquecentine”, le edizioni del XVI secolo oggetto di un censimento nazionale ancora in corso presso l’Istituto centrale per il catalogo unico, e circa duecentomila volumi dei secoli XVII, XVIII, XIX e XX. La materia prevalente è naturalmente quella religiosa, ragione per la quale la Biblioteca di Montevergine –unica biblioteca dello Stato nel territorio di Avellino e provincia- rappresenta, e non da ora, il punto di riferimento per quanti intendano seguire studi specifici nel campo; non mancano tuttavia cospicui fondi relativi ad altre discipline, quali la storia, soprattutto quella locale, l’architettura, la letteratura italiana e straniera, la narrativa. Infine la raccolta dei periodici, ricca di 705 testate, di cui 144 ancora in corso. La Biblioteca di Montevergine è aperta al pubblico dal lunedì al sabato, dalle ore 8,15 alle 13,30; in più, nei giorni di martedì e giovedì effettua un prolungamento orario, senza alcuna interruzione, dalle 8,15 alle 18,45. In una piccola ma confortevole sala di lettura gli utenti sostano e possono prendere visione degli inventari relativi ai documenti dell’archivio, dei regesti delle pergamene, dei cataloghi per autori e titoli, per soggetti, delle “cinquecentine”, nonché dei cataloghi speciali relativi ad editori, tipografi, stampatori ed incisori fino al 1830. È possibile usufruire di un servizio di fotocopie interno e di fotoriproduzioni esterno. Come si accennava prima, la Biblioteca di Montevergine ha saputo trarre il massimo beneficio dall’impiego della tecnologia informatica; dal gennaio del 2000, infatti, partecipa ad un progetto governativo le cui basi furono gettate più di venti anni fa; SBN, è l’acronimo di Servizio Bibliotecario Nazionale, una estesa rete telematica cui aderisce ormai la maggior parte delle biblioteche italiane, statali e di enti locali, diocesane e di grandi fondazioni private. Uno dei principi che stava alla base di SBN era quello della cooperazione bibliotecaria, cioè della condivisione delle notizie in una rete virtuale; questo principio ha di fatto reso più semplice il lavoro di catalogazione che si svolge nelle singole biblioteche, anche quelle più decentrate e periferiche –com’è proprio il caso di Montevergine – stabilendo concretamente un rapporto di collaborazione, di massima diffusione e circolazione delle informazioni. Questo, se per i libri di editoria corrente significa “semplicemente” accedere alla notizia bibliografica, per i libri antichi invece vuol dire mettere a disposizione di tutti, non soltanto gli addetti ai lavori, una succinta relazione sulla storia, sulle caratteristiche e sullo stato del libro che si immette in rete; si pensi ad una delle “cinquecentine” che, per la loro natura, sono oggetto di progetti specifici, e che presentano normalmente tanti particolari di grande interesse: ebbene, nella catalogazione delle edizioni del XVI secolo, bisogna tener conto e porre in evidenza – secondo regole molto rigide – ognuno di questi particolari che concorrono a definire senza alcun dubbio e nella maniera più esauriente il libro che si sta lavorando. Inoltre, tutte le notizie relative al materiale che le singole biblioteche lavorano ciascuna nella propria sede viene in una seconda fase –con uno scarto di circa sette/dieci giorni dal momento della prima immissione- riversato nella rete Internet, dove ad uno specifico indirizzo (http://sbnonline.sbn.it) è possibile interrogare comodamente da casa propria i cataloghi delle biblioteche che partecipano ad SBN; in aggiunta a questo c’è un ulteriore indirizzo (http://edit16.iccu.sbn.it) che consente di ricercare esclusivamente le edizioni del Cinquecento, con la possibilità di poter esaminare anche le immagini delle marche tipografiche, grazie ad un progetto ancora in corso di completamento presso l’Istituto centrale per il catalogo unico. Non si può tacere, inoltre, dell’attività di “propaganda” che la Biblioteca di Montevergine persegue regolarmente con lo scopo di pubblicizzare e far conoscere i tesori che al suo interno si custodiscono; oltre ad una attività di tipo istituzionale –quale l’organizzazione di mostre documentarie e bibliografiche di grande spessore scientifico, una per tutte la mostra su documenti dell’imperatore Federico II, Federico II e Montevergine, allestita in occasione dell’VIII centenario della nascita del grande imperatore svevo nel 1994-1995- ce n’è un’altra, più informale ma non meno interessante ed impegnativa, che ha lo scopo di portare la biblioteca al di fuori del suo contesto tradizionale in giro per le piazze della città; infatti nel corso del 2000 e del 2001 la Biblioteca ha organizzato le prime due edizioni della manifestazione Libri fuori: la biblioteca a zonzo per la città, aderendo alle iniziative delle domeniche ecologiche cui prese parte anche il comune di Avellino. In uno scenario molto suggestivo, la Biblioteca di Montevergine allestì uno stand in cui di volta in volta furono esposti libri e documenti legati ai temi delle giornate ecologiche. La terza edizione di Libri fuori si è tenuta nel 2002 all’interno del chiostro cinquecentesco del Santuario di Montevergine. Sempre in quest’ambito, la Biblioteca di Montevergine produce annualmente un “Bollettino delle nuove accessioni”, giunto nel 2002 al numero 7, all’interno del quale dà notizia degli acquisti dei libri effettuati nel corso dell’anno precedente; questo bollettino viene anche utilizzato per dare notizia all’esterno del lavoro svolto. Lo stesso scopo ha anche la collaborazione avviata proficuamente da due anni con la disponibile direzione della rivista “Il santuario di Montevergine”, nella quale i bibliotecari di Montevergine hanno una rubrica fissa mensile significativamente intitolata Una finestra sulla Biblioteca di Montevergine, che serve da vetrina per le attività della biblioteca: di quest’opportunità loro concessa i bibliotecari di Montevergine sono molto grati innanzitutto al direttore padre Placido Tropeano, e anche a dom Riccardo Guariglia con il quale si stabilirono i primi contatti per avviare la collaborazione. La Biblioteca di Montevergine è infine attrezzata per visite guidate che per gruppi e scolaresche si effettuano previa prenotazione telefonica; allo scopo di illustrarne meglio la storia e l’attività è stata allestita una mostra permanente dal titolo Dal papiro al libro a stampa: l’evoluzione della scrittura con riferimento alla produzione dei Padri Verginiani di Montevergine, che rappresenta un agile percorso cronologico in cui sono descritte le tappe dell’evoluzione della scrittura, utilizzando come esempio la ancora ricca produzione dello scrittorio verginiano. Una seconda mostra, anch’essa a carattere permanente, riguarda i documenti di mons. Luigi Barbarito, originario di Atripalda, già Nunzio apostolico, del quale sono esposti documenti originali relativi agli incarichi ricevuti come ambasciatore della Santa Sede in diversi paesi, dall’Africa prima, all’Australia poi e infine all’Inghilterra. Per chiudere questa scheda sulla Biblioteca di Montevergine diamo di seguito alcune informazioni di carattere pratico. L’ingresso della Biblioteca si trova sulla via Domenico Antonio Vaccaro, alle spalle dell’ingresso principale del Palazzo di Loreto; la Biblioteca risponde ai numeri di telefono (0825 787191) e di fax (0825 789086). Indirizzi e-mail montevergine@librari.beniculturali.it e biblioteca@santuariodimontevergine.com. Inoltre, all’indirizzo http://www.beniculturali.it è possibile accedere al sito del Ministero per i beni e le attività culturali, all’interno del quale oltre a reperire informazioni relative alle iniziative in corso su tutto il territorio nazionale, si possono consultare schede su Archivi di Stato e Biblioteche, in un articolato percorso che abbraccia tutta Italia. Un’avvertenza indispensabile ci sembra doveroso fare come corollario alle informazioni sul Palazzo abbaziale di Loreto, la Farmacia e la Biblioteca di Montevergine. La loro storia è molto complessa e ricca di particolari minuti, curiosi ed intriganti, drammatici e felici, molto più di quanto possano lasciare intendere queste schede che per forza di cosa si son dovute realizzare improntate ad una dolorosa quanto necessaria sintesi; le quali, non essendo in alcun modo esaustive, hanno come scopo di stimolare l’interesse ad approfondire le ricerche, cosa che potrà essere fatta agevolmente in Biblioteca, dove il personale tecnico-scientifico sarà, con la precisione e la disponibilità che ne caratterizzano l’operato quotidiano, a disposizione di quanti intendano intraprendere o consolidare studi su tutto quanto attiene a Montevergine.

Sito ufficiale: http://bibliotecastataledimontevergine.beniculturali.it/